Lettera aperta di un papà preoccupato

 

Gentile signor Sindaco, 

sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 10 anni da pochi giorni. Sono preoccupato come tanti padri per quello che potrebbe succedergli quando tra qualche anno uscirà la sera; l’alcool, la droga, l’auto. Quando torni? Stai attento, non fare stupidaggini. Ti fidi, è tuo figlio…Non puoi mica rinchiuderlo perché hai paura. Ma se diventare grandi non è facile, vederli crescere fa anche un po’ paura.

Ma oggi sono preoccupato perché il mio ragazzo ha la pelle scura.

Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie?  Comincia a succedere già oggi. Quest’estate in spiaggia, mentre lui giocava con altri bambini, un signore scocciato gli ha detto negro di merda. Ha fatto finta di non sentirlo; ma solo finta, perché poi me ne ha parlato e mi ha detto che ha pensato che quel signore fosse uno stupido ignorante.La cosa che mi ha fatto più male è che ho capito che si sta abituando alla stupidità, all’ignoranza. La prima volta che era successo che qualcuno lo apostrofasse con riferimenti al suo colore era stato un bambino: “Sei marrone come la cacca”. Erano stati pianti e lacrime. Qualche anno prima un tale l’aveva chiamato Bin Laden, ma per lui appena arrivato dal Brasile era una delle tante cose nuove e incomprensibili che gli stavano capitando per la prima volta, come la neve, gli spaghetti e o mia bela madunina.

Stasera tornerò a casa e gli racconterò di Abdul, leggeremo insieme il giornale e cercherò di spiegargli che cosa è successo. Ma non sono tanto sicuro di riuscirci. Perché dovrei dirgli che oggi ci sono persone che hanno paura di quelli con la pelle scura come la sua. Ma la colpa, amore mio, non è del colore della pelle, piuttosto di quello che quelle persone hanno nella testa e nel cuore. E a quelle persone bisogna spiegare che il colore della pelle non c’entra. Ma non basta che glielo spieghiamo noi, il compito è soprattutto di chi ci governa. E a quel punto mi chiederà perché non lo hanno ancora fatto. Se lo avessero fatto, forse quel ragazzo sarebbe ancora vivo.

Sindaco Moratti, le giro questa domanda di mio figlio. Perché non lo avete fatto?

17 settembre 2008

Marco Formigoni


Caro Marco,

pur sapendo che non potrai leggere questa lettera ho ritenuto che il Sindaco di Milano avesse il dovere di rispondere a quanto tu hai scritto dopo l’omicidio di Abdul Salam Guibre detto Abba.Per risponderti parto da Piazza del Duomo, così come l’ho vista il 30 maggio scorso. Una Piazza del Duomo bellissima, dove nessuno aveva paura degli altri, dove i colori, gli odori, i sorrisi, le lacrime si mischiavano in un insieme meraviglioso che disegnava la rinascita di questa nostra città. In quella piazza c’era la risposta alla domanda di tuo figlio.

Ed è la mia risposta. Perché io voglio essere il Sindaco di tutti coloro che vivono in questa città e che, con la loro presenza, fanno vivere Milano. Qualunque sia il colore della loro pelle, il lavoro che svolgono, il luogo dove abitano, la religione che professano, i libri che leggono, la musica che ascoltano. Perché, come dicono le mie amiche maestre, la differenza è una grande ricchezza che arricchisce il gruppo e lo rende più unito, più ricco, più bello.

A Milano non ci dovrà più essere nessuno che possa avere paura di quelli con la pelle scura perché il rispetto dei diritti di tutti renderà la città più vivibile. Pochi mesi fa ho aderito alla campagna “L’Italia sono anch’io” per far si che ai figli dei migranti nati in Italia sia riconosciuta automaticamente la cittadinanza italiana e non debbano aspettare fino al compimento del diciottesimo anno d’età per farne richiesta.
Semplicemente perché, in un paese civile, è giusto che sia così.
Vedi caro Marco, uno degli slogan che ha contraddistinto la mia campagna elettorale è stato “Il vento è cambiato”.

Penso che sia vero e che Milano abbia cominciato veramente e profondamente a cambiare. Nei giorni di grande freddo dello scorso inverno, migliaia di cittadini hanno aiutato i senza fissa dimora senza neanche accorgersi di che colore fosse la loro pelle, con uno slancio e una generosità che mi hanno commosso, ma non sorpreso. Perché so che generosità, solidarietà, condivisione e inclusione sono i tratti distintivi dei milanesi.

Ho lottato per tutta la mia vita affinché questi valori si radicassero sempre più nella società e continuo a farlo adesso da Sindaco, orgoglioso della mia città e dei miei cittadini. Una città che, con tuo figlio e per tuo figlio, non potrà che diventare sempre più accogliente, inclusiva, aperta, sorridente, bella.

Sono diventato Sindaco perché questo accada e sono certo che, insieme a tutti quelli che credono in un mondo migliore, ce la faremo.

26 marzo 2012

Giuliano Pisapia


Il cortometraggio ”Da nessun’altra parte“ di Sami El Kelsh realizzato in animazione stop-motion con la collaborazione di Antonio Gualano e Guido Ingenito prende spunto dalla lettera inviata da Marco Formigoni all’ex sindaco di Milano  Letizia Moratti dopo l’uccisione a sfondo razzista del giovane Abdul “Abba” Guiebre, ragazzo italiano  originario del Burkina Faso.